Preso il primo pallone in mano all'età di 4 anni, Pietro cresce nella palestra di Lograto dove papà Giuliano allenava. Lì dentro trascorre la gioventù: dal 1993 al 1998 gioca a minibasket col grandissimo Team75 di Lograto. In seguito propaganda per due stagioni e nel 2001 la categoria Ragazzi col Trenzano. Mai avrebbe immaginato che, a fine stagione giocando nel Lumezzane (all'età di 13 anni), avrebbe fatto del basket la sua vita e il suo lavoro. Due anni dopo si trasferisce a Casalpusterlengo, lontano da casa, e, nonostante qualche timido sentore che qualcosa stava cambiando, iniziava a fare sul serio. A Casalpusterlengo gioca tre stagioni fondamentali per la propria crescita: al suo fianco due coach strepitosi come Beppe Barbara e Marco Gandini hanno creduto in lui e lo hanno spinto a dare sempre quel pizzico in più che serve per tentare di arrivare lontano. Col tempo Pietro ha fatto di questo la sua filosofia di vita. Nel 2006 arriva la prima occasione di giocare "sul serio" fra i professionisti. Viene chiamato da Imola, allenata da coach Nando Gentile, uomo e allenatore a cui sarà sempre riconoscente. Anno fondamentale per la crescita professionistica. Facendo il salto di categoria, Pietro ha avuto la chance di stare tanto in campo e di sbagliare, cosa che per 18enne era fondamentale. Ha chiuso la stagione con 12.8 punti di media tirando col 62.3% da due e il 32% da tre. L'anno successivo una scelta importante: fra le richieste che avevo sceglie Milano, per fascino e per sfida. A posteriori, dice: "Rifarei questa scelta". Dato lo spirito ambizioso e amante delle sfide, l'Olimpia rappresentava un traguardo. Nonostante andò via a metà anno, quelli furono mesi positivi, in cui ebbe anche la possibilità di esordire in Eurolega, cominciando a essere notato nel panorama internazionale. Col cambio in panchina i programmi cambiarono. Scelse Roma, dove trovò poco spazio ma riuscì ad allenarsi contro gente decisamente di livello. La "svolta" arriva a Biella, nel 2008: l'Angelico gli diede la possibilità di stare in campo e di sbagliare in Serie A e, dopo un inizio difficile, arrivarono i risultati. Eliminata Roma ai quarti di finale, vinsero una storica gara 5 al PalaLottomatica. Soddisfazione immensa, per Pietro e per il gruppo intero. In quell'occasione Pietro vinse pure il premio Reverberi come miglior giocatore italiano della stagione 2008/2009. L’anno successivo fu quello che tutti chiamano “della consacrazione”. Non c’era solo il campionato ma anche una EuroCup, servita molto per fare passi avanti. Partiì da titolare e con la fiducia totale del coach: chiuso con 16.8 punti di media in 30 minuti, tirando col 49.8% da due e il 39.3% da tre. In EuroCup invece chiuse con 14.4 punti di media tirando con il 56.3% da due e il 38.9% da tre, con 4.6 rimbalzi a partita. Dopo due stagioni, in una estate importante, ricevette una chiamata che non si può rifiutare: quella della Mps Siena. Nel 2010 inizia questo matrimonio che ogni giorno divenne più interessante e costruttivo. Nella città del Palio vince 2 scudetti e 2 volte la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana. Nell'estate 2012 passa alla Pallacanestro Cantù, firmando un contratto di due anni. Chiude la sua prima stagione con la maglia di Cantù con 15 punti di media in Eurolega e 14 di media in campionato, portando la sua squadra alla semifinale. Inoltre viene convocato da Pianigiani nella nazionale maggiore per le qualificazioni all'Europeo di Slovenia 2013. Nell'estate 2014 Pietro si trasferisce prima in Turchia, Istanbul, per giocare nel Galatasaray; successivamente in Spagna con l'Estudiantes Madrid. Disputa i playoff scudetto con la Umana Venezia dove esce in semifinale battuto dalla Grissin Bon Reggio Emilia con cui firma nell'estate del 2015.